Sandro il rompiscatole

Quando ho saputo che Sandro Medici, mio vecchio amico e complice in tanto passato nel manifesto, oggi presidente del più grande Municipio romano, Cinecittà, aveva deciso di “buttarsi”, cioè di candidarsi alle future primarie per la scelta del candidato a sindaco di Roma, mi sono rallegrato con me stesso. Non perché abbia grande fede nelle primarie né perché pensi che la rivoluzione si faccia nei consigli comunali (parlo della rivoluzione come la intendono gli “occupy” e gli “indignados”, sia chiaro), ma perché per lo meno questo atto temerario turberà i “giochi” già tutti confezionati e chiusi dai partiti del centrosinistra. L’avevo scritto sul manifesto, qualche tempo fa, che tutto era già deciso, e lo stesso Zingaretti mi rispose, un po’ piccato, che non era vero per niente.

E poi, e soprattutto, Sandro ha la attitudine giusta – ad avere abilità e fortuna – per coagulare la moltissima società civile o cittadinanza attiva romana fin qui soffocata dai partiti, dai simil-partiti e dal loro stile.

Intanto, potrò forse emendarmi dal peccato (compiuto contro me stesso) di aver votato per  Rutelli. L’antagonista era Alemanno, e il richiamo dell’antifascismo era troppo tradizionalmente potente. Così, ho votato per l’attuale membro della “troika” che conduce il “terzo polo”: uno degli altri due è Gianfranco Fini, contro il quale invece Rutelli vinse, molti anni fa, in un’altra elezione romana, e il manifesto intitolò per tre giorni di seguito “Allarmi son fascisti”. Come passa il tempo, eh?

Mi appresto, per quel che conto (nulla di nulla), a dare una mano a Sandro, nel prossimo anno. Anche per il gusto di vedere la faccia di chi si è di colpo trovato tra le mani un giocattolo rotto. Sono mesi che si va in pellegrinaggio da Zingaretti ad offrire voti e chiedere in cambio qualcos’altro, partiti di sinistra più o meno “radicale” e movimenti più o meno partitizzati. E adesso, come la mettiamo? Ovvero: coglieranno l’occasione le correnti di pensiero e le aggregazioni cittadine che cercano da molti anni di fermare il cemento, diradare le automobili e intensificare i tram, offrire un contesto civile ai migranti, far rinascere la cultura romana dopo i fuochi d’artificio veltroniani e i virili petti alemanniani, inaugurare una ragionevole politica dei rifiuti, e così via?

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